La guerra che verrà non è la prima: l’inutilità della guerra, il costante ripetersi gioco delle parti e il malessere provocato in larga parte alla povera gente sono i messaggi principali che emergono dalla poesia di Brecht che è stata scelta come titolo alla grande esposizione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, per il centenario dal suo scoppio, al MART di Rovereto.

“La guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.”
Bertolt Brecht

Gino Severini - Cannoni in azione 1915

Gino Severini – Cannoni in azione 1915

Difficile offrire delle coordinate per spiegare la mostra, molto vasta e variegata. Ottimo lavoro e attenzione curatoriale garantito dal team capeggiato da Cristiana Collu, direttrice del Mart dal 2012, e che ha potuto contare su Nicoletta Boschiero (Curatrice Mart), Saretto Cincinelli (Critico e curatore), Gustavo Corni (Professore di Storia contemporanea, Università di Trento), Gabi Scardi (Critico e curatrice), Camillo Zadra (Provveditore del Museo storico italiano della Guerra, Rovereto).

foto Guerra che verrà
La mostra ha saputo dare la giusta attenzione ad un territorio che ha vissuto in prima linea il conflitto. Le scale di accesso alla mostra raccolgono reperti bellici che ci preparano all’inizio del racconto. Un racconto non cronologico e mai didascalico, ricco e variegato senza risultare scomposto. Il visitatore ha l’idea di immergersi in un contenitore di contenuti e di farne propri alcuni più di altri, filtrandoli attraverso le proprie conoscenze. Raccontiamo un po’ di immagini che ci restano in mente.
I futuristi Depero, Balla, Severini, Marinetti incitavano alla velocità, al movimento, e anche alla guerra – definita la sola igiene del mondo – nell’esaltazione delle macchine, della meccanicizzazione industriale, dei processi produttivi. Lo Stato italiano per raccogliere soldi e finanziare la guerra invitava il popolo a sottoscrivere titoli di stato o a donare oro. Ecco così spiegati i manifesti pubblicitari dell’epoca. Il rumore dei bombardamenti si faceva assordante, si andava configurando un nuovo paesaggio sonoro, che Anri Sala artificiosamente (e anche un po’ ironicamente) ricostruisce in uno studio.

Fortunato Depero - Guerra Festa 1925

Fortunato Depero – Guerra Festa 1925

Il contemporaneo, si sposa con il dato storico, con quello antropologico e quello propriamente artistico, ed il tutto avviene nello stesso spazio con soluzione di continuità. Ci ritroviamo così a camminare dentro l’Europa devastata dal conflitto, ovvero nei confini delimitati da paletti e nastri (simili a quelli che si trovano negli aeroporti), mentre una telecamera fissa ci riprende. Un gesto simbolico che ci ricorda che tutti, a vario modo, entrano nella guerra. Così come gli artisti che pur non avendone esperienza diretta, ne sono rimasti influenzati nella loro ricerca, come: Kentridge, Orlan con una provocatoria citazione del dipinto di Courbet “L’origine del mondo”, o Alfredo Jaar che ha spesso raccontato con le sue opere il disinteresse mediatico della Guerra in Rwanda. La figura del soldato diventa centrale nell’installazione Picnic o il buon soldato di Fabio Mauri con la quale l’artista crea una sorta di natura morta utilizzando reperti originali e di uso comune del periodo bellico.

Plinio Codognato - Tutto il nostro risparmio

Plinio Codognato – Tutto il nostro risparmio

Amaramente ironiche le foto di Gohar Dashti nella serie “TODAY’S LIFE AND WAR” del 2008 dove un uomo ed una donna sembrano condurre una vita normale in trincea fatta di quotidianità e ricorrenze (una torta di compleanno patinata ad esempio), mentre lo scenario rimane invariato.
La categoria semantica della guerra, nel suo complesso, viene rappresentata trasversalmente non solo la Prima Guerra Mondiale, ma tutte le guerre accomunate da alcuni “semi” comuni quali inutilità e disastro.

“Il progetto allestitivo” – si legge nel comunicato stampa – , realizzato dal designer catalano Martí Guixé, traduce le due anime della mostra, storica e contemporanea, costruendo un palinsesto che tiene insieme follia, disordine ritmo, luce e speranza. Alle espressioni della contemporaneità è affidato il compito di amalgamare e scandire il percorso e i tempi della visita. Ne scaturisce una visione trasversale che tiene conto dei punti di vista della storia, dell’arte e del pensiero contemporaneo che contestualizza il passato. Un racconto sulla guerra e della guerra.”

A proposito dell'autore

Collaboratore

Laurea con lode in Comunicazione con una tesi sui musei d’arte contemporanea_Caso Napoli. Nel 2007 lavora a Liverpool presso il dipartimento di Marketing e Comunicazione dei National Museums. Corso di perfezionamento in Management Culturale presso la Fondazione Fitzcarraldo, Torino. Dal 2007 ad oggi ha collezionato, insieme a Componibile 62, esperienze come curatrice, project manager e organizzatrice di mostre ed eventi culturali in Italia e all’estero. Collabora con Tafter (Economia della cultura). Oltre che all’arte contemporanea, si dedica anche alla moda, CSR, e viaggi. Il Museo è il suo habitat naturale.