Arrivati al CAM di Casoria ci avviciniamo ad una performance iniziata da poco, Di madre in figlia: una fanciulla ferma e con le gambe immerse in una bacinella contenente un liquido rosso, si lascia lavare, con lo stesso liquido, da una donna. Mentre i miei denti triturano i taralli presi al volo dal buffet, alcuni spettatori posti in cerchio si girano e mi guardano… forse sto facendo troppo rumore, mi imbarazzo. Mi aggrego all’applauso finale ma la performance non mi entusiasma. Non riesco a cogliere il valore artistico di quello che ho visto: forse si tratta di una figlia che, grazie all’aiuto della madre, compie un rituale di iniziazione, in relazione al ciclo mestruale e quindi al diventare una donna. All’uscita, un ragazzo, amico dell’artista, mi spiegherà poi che in realtà la performance aveva come oggetto la volontà di tramandare alle generazioni più giovani usi e costumi, in particolare la preparazione delle conserve di pomodoro.

      Fotogalery della mostra       
Sono nato in terra di camorra di Giuseppe di Guida

 

Intanto, dentro, Giovanni che mi accompagna, incontra una sua collega, moglie di uno degli artisti che espone alla mostra, si tratta di Giuseppe Di Guida che accetta di fare due chiacchiere con me. La prima opera sulla quale ci soffermiamo è costituita da una pira composta da pneumatici sopra i quali è collocata una statuetta di Padre Pio. Dietro la pira uno schermo spiega dettagliatamente l’opera ma, gentilmente, Giuseppe mi racconta a voce la storia. L’opera rappresenta la risposta che l’artista diede al direttore del museo in relazione all’invito ad una precedente mostra sulla camorra. La pira di pneumatici è stata poi ridotta per essere accolta nella nuova esposizione: «Andavo in giro per cercare un’idea e mi sono imbattuto in questa pira di pneumatici. Interessato chiedo informazioni ad un contadino, il quale mi spiega che la pila stava per essere bruciata da alcuni balordi. Ma nel muovere gli pneumatici questi trovano la statua di Padre Pio e, sconvolti dal “segno divino”, decidono di scappare. La figura di Padre Pio dalle nostre parti è importante e in qualche modo la statua compie davvero un miracolo, impedendo a quei balordi di inquinare l’ambiente. Alla fine ho contrattato col contadino: i pneumatici mi sono stati donati regalati ma la statua l’ho dovuta pagare per una somma superiore al valore di mercato». Mi entusiasmo perché mi piace l’idea di arte come aneddoto, come esperienza vissuta.

Ci avviciniamo ad un’altra opera, La seduzione dell’oca, firmata Di Guida-Vargas, costituita da un monitor sul quale scorrono immagini d’epoca di uomini che procedono al passo dell’oca nazista, e da gambe (forse di manichini), coperte da moderni jeans, che sembrano fuoriuscire da una parete bianca mimando lo stesso passo che si vede nel monitor: «…in effetti noi siamo tutti al passo dell’oca oggi. Siamo in qualche modo obbligati a marciare al passo del mercato, e il nazismo si rivela in altre forme, si rivela nel conformismo, nella globalizzazione, nella costrizione a consumare e ad avere una vita di un certo tipo. Non possiamo più scegliere di non avere la macchina o il telefonino, è vero, lo chiamiamo progresso, ma dove sta la scelta vera?». Un’arte eccessiva raccontata attraverso proteste eccessive, commento e Giuseppe prosegue: «Io e Vargas lavoriamo sempre in questa direzione e ci piace questo museo perché propone sempre mostre fuori dal consueto e originali. Il direttore ha compiuto atti molto forti anche quando il museo ha rischiato la chiusura: col consenso degli artisti ha bruciato alcune opere per far capire il valore del museo e la cultura».

Chiedo a Giuseppe quali siano i fini dell’arte sua e di Vargas e lui parla quasi di un ritorno alla “normalità”: «Noi cerchiamo di recuperare una dimensione diversa, anche se oggi forse non è più possibile. L’arte non deve risolvere i problemi ma deve porre le domande, noi pensiamo ad un’arte che dia possibilità, che sia in grado di aprire mondi».

Ringrazio e saluto Giuseppe, recupero Giovanni e insieme ci avviamo verso l’uscita. Mi commuovo, ricordando le conserve che preparavo a settembre insieme ai nonni e allo stesso tempo continuo a rimanere perplesso per la performance vista al mio arrivo. Prima di uscire, al volo, prendo altri due tarallucci, buonissimi!

 

info mostra

Il Sacro Svelato, a cura di Antonio Manfredi
dal 09 Maggio 2014 al 09 Luglio 2014 al  Museo CAM di  Casoria – Napoli

Per informazioni: +39 0817576167

E-Mail info: cam.pr@hotmail.it

Sito ufficiale: http://www.casoriacontemporaryartmuseum.com

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