Ho conosciuto il festival Oltre il Muro nel 2013, quando l’iniziativa era giunta alla seconda edizione. Non si tratta semplicemente di un festival dedicato alla street art, ma di una manifestazione in cui, con attività ogni volta diverse, la ricerca, la creatività e il vivere comune trovano nuova linfa attraverso la stessa street art. Per questo Oltre il Muro si presenta come una realtà nuova per il territorio campano, in grado di rigenerare lo spazio urbano con il colore e la creatività dell’arte di strada, contando, del resto, sulla partecipazione di importanti artisti italiani e internazionali. La kermesse  nasce a Sapri nel 2012, da un’idea della rete Laboratorio 31, e giunge fino a oggi con i medesimi propositi, fatti di interessanti stimoli e creatività, e con numerose attività che si terranno fino al mese di luglio. Anche quest’anno sono molti gli artisti che parteciperanno, tra i quali Cyop&Kaf, Alice Pasquini, NemO’S, RUN, Edoardo Tresoldi e Escif e Hyuro, questi ultimi provenienti da Valencia.

Alice Pasquini

Alice Pasquini

Incuriosita dal rapporto tra gli artisti e la popolazione, ho chiesto a uno degli organizzatori del progetto, Antonio Oriente, una descrizione di questo fil-rouge e anche del modo in cui la popolazione di Sapri ha accolto il festival:

Il dialogo con gli abitanti del posto è essenziale, una delle motivazioni più forti che ci sprona a organizzare la manifestazione. All’inizio non è stato per niente semplice: il fatto che Sapri sia un paese con appena sette mila abitanti, dove tutti si conoscono, ha complicato le cose, perché spesso restano basiti di fronte alle nostre proposte “stravaganti”. Molti sono assuefatti da un’ottima qualità della vita (mare e cibo) e da intrattenimenti nazionalpopolari come il calcio in tv. Il dialogo, dunque, assume sempre forme nuove e non prive di divergenze: durante la scorsa edizione ad esempio un cittadino aveva concesso la sua parete per un intervento di Cyop&Kaf, salvo poi cancellarlo con le proprie mani il giorno successivo. Gli ho chiesto perché lo facesse, e mi ha risposto che aveva ricevuto molte proteste dai suoi vicini perché il lavoro non era “consono all’immagine della via”, e che avevano preso questa decisione dopo una riunione di quartiere. Di fronte a quelle parole restai stupefatto e gli dissi: “È molto bello che facciate delle riunioni di quartiere”, ma lui mi rispose che era la prima volta. Grazie a Cyop&Kaf e a Oltre il muro avevano parlato tra di loro.

Cyop&Kaf

Cyop&Kaf

Quindi come vengono scelti i luoghi in cui gli artisti devono operare?

Generalmente scegliamo i luoghi in base al progetto dell’artista. Nel contesto pubblico ci troviamo principalmente di fronte all’uso di due forme di comunicazione: i cartelloni pubblicitari, che ci indicano cosa comprare, e la segnaletica stradale, che ci indica dove andare. Sono entrambi due messaggi utilizzati in modo massivo e che implicano una forma di movimento continuo. Attraverso la street art gli artisti e noi organizzatori cerchiamo di destrutturare questo discorso, proponendo di godere di un determinato luogo “qui e ora”, e da un punto di vista molto critico nei confronti del consumismo.

Nemo's

Nemo’s

Chiunque voglia trascorrere qualche giorno tra il mare di Sapri e l’arte proposta da Oltre il Muro, potrà scegliere tra i numerosi appuntamenti e attività che caratterizzano anche il programma di quest’anno. Quali sono le differenze rispetto alle edizioni precedenti?

Abbiamo eliminato la conferenza di presentazione. Anche se sono convinto che la street art abbia bisogno di persone che facciano delle riflessioni sulla storia e sul percorso culturale di questa forma d’arte che prima di essere forma è sostanza, abbiamo preferito organizzare delle attività più coinvolgenti e appassionanti: una cena nel quartiere storico della Marinella, un workshop con gli abitanti del quartiere popolare per trasformare gli spazi esterni (o, per meglio dire, i parcheggi) in luoghi di partecipazione e socialità, e delle proiezioni nello stupendo scenario di Santa Croce – vicino le grotte romane, con lo schermo sul mare e la platea a godersi il film sulla spiaggia. Il nostro limite è il budget, ma questo a volte diventa anche il nostro punto di forza: abbiamo costruito uno schermo di 4 x 3 metri e invitato a proiettare delle realtà autonome e indipendenti, proponendo il film di Cyop&Kaf “Il segreto” e “Space metropoliz”.

Per quanto riguarda gli interventi artistici – continua Antonio Oriente – e il programma per la realizzazione dei murales, invitiamo artisti che amiamo per ciò che fanno e per ciò che sono: abbiamo avuto la fortuna di conoscere persone fantastiche come Alice Pasquini, Borondo, Cyop&Kaf, Vaga, Alleg, Nemo’s, Sten&Lex, Nicozazo e altri ancora; il problema è che ogni anno vorremmo reinvitarli tutti – oltre ad invitarne di nuovi – ma le casse dell’associazione non sono d’accordo con questa nostra visione disincantata. Per il resto lasciamo massima libertà di espressione agli artisti: i loro lavori parlano da soli, l’arte non ha bisogno di didascalie.

Vaga

Vaga

Organizzare un festival non è certo una cosa semplice e richiede competenza e capacità gestionali. E spesso i nomi degli organizzatori restano sepolti, tanto che è difficile conoscere chi c’è dietro l’evento e quali meccanismi lo animano. Puoi parlarmi della “macchina organizzativa” che muove il progetto?

Con il festival collaborano varie persone ed associazioni; sarebbe impensabile immaginarlo senza molte di loro. Con Liviano Mariella condividiamo il percorso sin dalla nascita della manifestazione: dalla ricerca delle eterotopie all’impegno comune in diversi ambiti. Attilio e Gianfranco Mandola del Fab Hub si occupano di comunicazione, grafica, serigrafie e tanto altro. Fabiano Caputo è il nostro fotografo e video maker, ormai lavora con alcuni tra i più grandi artisti a livello internazionale, ma per il festival possiamo sempre contare su di lui. Francesca e Michela sono una fonte inesauribile di idee e di supporto alle attività. E ancora i compagni della B.A.M.! Bottega artistico musicale, del Vico’sound di Vallo della Lucania e persone come Carlo, Isabella, Marco, Daniele, Annamaria che nonostante abbiano tanti impegni danno sempre tanto alla manifestazione.

Borondo

Borondo

Quando la volontà e la forza di tanti si uniscono insieme, anche le fasi più complesse dell’organizzazione diventano digeribili e divertenti.

La fase più complessa del festival è senza dubbio quando ci troviamo a cena da mia madre: la sua cucina è uno dei punti forti dell’intera manifestazione, ma spiegarle che molti artisti sono vegetariani e non mangiano carne è un’impresa impossibile. Le cose complicate spesso però si rivelano fonte di crescita e di divertimento, le relazioni solitamente sono dettate da una vuota cortesia di facciata che a noi non interessa. Abbiamo a che fare ogni anno con molte persone che ci aiutano con il cuore e disinteressatamente, per questo non riusciremmo ad immaginare di organizzare Oltre il muro altrove: nonostante tutto, il senso di comunità è ancora vivo a Sapri e questo ci spinge a continuare.

oltre-il-muro

A proposito dell'autore

Specializzanda in storia dell'arte presso la Federico II di Napoli, lavora con INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana. Amante dell'arte contemporanea e delle molteplici espressioni dell'urban art