Renato Guttuso – Crocifissione

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Renato Guttuso - Crocifissione (1941)

Renato Guttuso – Crocifissione (1941)

I volti sono quasi tutti nascosti. Esposti a metà. A voler risparmiare, a chi guarda, l’atroce sofferenza dell’uomo che cade. Che cade per mano di un altro uomo. Tutto è concentrato in uno spazio ristretto, racchiuso. La sofferenza non uscirà da quel cerchio di morte. E lontano, case ammutolite (sembrano vuote) che si tengono lontane per non guardare e accettare che la sofferenza è a due passi. Meglio far finta di non sapere. Forse la storia si ripete…

cenni biografici

Da Wikipedia

Renato Guttuso nacque il giorno di Santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce dell’artista. Il giovane Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, di cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s’ispira agli scogli dell’Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana del dopoguerra in cui comincia a delinearsi lo scempio architettonico e sociale. A Palermo e nella stessa Bagheria vede in completa decadenza la nobiltà delle splendide ville settecentesche. Si trasferì a Palermo per gli studi liceali e poi all’Università. La sua formazione si modella sulle correnti figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso e lo porta a Milano e a viaggiare per l’Europa. Nel suo espressionismo si fanno via via sempre più forte non solo i motivi siciliani. Rifiutato ogni canone accademico, con le figure libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s’inserisce nel movimento artistico “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati s’oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano la seconda guerra mondiale.

Un lungo soggiorno di tre anni a Milano, nel corso dei quali non manca però di tornare in estate a Bagheria, matura l’arte “sociale” di Guttuso, con un impegno morale e politico via via più scoperto che si rivelava in quadri come “Fucilazione in Campagna”, fra il ’37 ed il ’38, “Fuga dall’Etna” in due stesure. Si trasferisce intanto a Roma, con studio in Via Pompeo Magno dove, per l’esuberanza di vita, l’amico Mazzacurati lo soprannomina scherzosamente “Sfrenato Guttuso” e frequenta l’ambiente artistico romano di tendenza ‘antinovecentista. Il dipinto che gli dà la fama, fra mille polemiche da parte anche del clero e del fascio perché sotto il soggetto sacro denunzia gli orrori della guerra, è La Crocifissione. Di esso Guttuso ha scritto nel suo Diario che è “il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee”. Nel 1940 si iscrive al Partito Comunista d’Italia clandestino.

L’artista non cesserà mai di lavorare in anni difficili come quelli della guerra ed alterna, specie nelle nature morte, gli oggetti delle case umili della sua terra, a squarci di paesaggio del Golfo di Palermo a una collezione di disegni intitolata “Massacri”, che circolarono clandestinamente dato che ritraggono le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.

Affascinato dal modello dantesco, dal ’59 al ’61, l’artista concepisce una serie di disegni colorati che poi verranno pubblicati in volume nel ’70, “Il Dante di Guttuso”, in cui i personaggi dell’Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, confermando la versatilità dell’ingegno. Un intero ciclo, invece, viene dedicato negli anni settanta alla sua autobiografia in pittura, quadri d’eccezionale valore per la conoscenza del Guttuso uomo-artista.

La figura femminile diventa dominante nella pittura come lo fu nella vita privata e fra i dipinti più grandi per mistura ricordiamo “Donne stanze paesaggi oggetti” del ’67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria, a Villa Cattolica, com’è importante la serie di dipinti in cui ritrae Marta Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta per lunghi anni, che conosce a Milano in casa Marchi. Celebre è anche la serie delle Cartoline, un insieme di 37 disegni e tecniche miste (pubblicate dalla casa editrice Archinto nel volume Le Cartoline di Renato Guttuso) in cui l’artista magistralmente rappresenta i ricordi, i sentimenti, le emozioni, le fantasie e gli stati d’animo dell’uomo Guttuso verso la donna Marta Marzotto.
Alle Elezioni Politiche del 20 giugno 1976 fu eletto al Senato della Repubblica per il PCI e fu confermato alle Elezioni Politiche del 3 giugno 1979.

Per approfondimenti visita il sito dell’artista

http://www.guttuso.com/

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Sin dalla tenera età avevo capito che quelle piccole parole nere sul foglio bianco erano la mia passione. Così mi iscrivo alla facoltà di Lettere, coronando il sogno del “sapere umanistico”. Intanto scopro che la mia voce piace a chi mi ascolta e la presto per piccoli spettacoli e reading letterari. Scrivo su numerose riviste online e blog e fondo un'associazione culturale (I luoghi dell'anima) per cui organizzo eventi . Mi appassiono sempre più ad un altro antico amore, la fotografia, che diventa parte importante del mio tempo. Poi l'incontro con Marchese Editore, ed è “amore culturale” a prima vista. Da lì, presentazioni, reading e collaborazione al blog about M.E. Infine, per il tempo che rimane, cerco di fare al meglio il ferroviere.