Mettere il piede nell’antro angusto dell’Ospedale delle bambole è come entrare in un’altra dimensione. Ci si sente come Alice che varca una piccola porticina e si ritrova nel Paese delle meraviglie.
Un mondo parallelo fatto di volti di terracotta, pinocchietti di legno colorato, bambole di panno lenci, sdrucite e dallo sguardo ipnotico, piccoli oggetti scheggiati e consunti, ma anche pastori dagli sfarzosi abiti che condividono lo spazio con goffi pupazzi di plastica dura. Animaletti con una zampa scheggiata, qualche volto di santo accanto a una maschera di un pulcinella triste.

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L’uno accanto all’altro, sull’altro, a riempire lo spazio, a mangiare lo spazio. Colori e forme e volti e pezzi ed espressioni che si susseguono in un vortice che ti risucchia. E mette in moto, prepotente, il ricordo. Qualsiasi età si abbia, voltando lo sguardo nel Paese delle meraviglie si ritroverà un pezzo che richiama alla memoria un momento, un gioco, un sorriso di bambino. E in questo luogo incantato Raimondo Castronuovo ha voluto posarci le sue creature. Posarle, sì. Non c’è un vero e proprio spazio adibito a mostrare le sue opere. Le sue opere si sono intrufolate tra gli oggetti presenti, ospitate dagli eterogenei inquilini. Le dovrete cercare (con l’aiuto del suo papà) e una volta individuate vi metterete a intraprendere una piccola caccia al tesoro, alla scoperta degli invitati d’eccezione.

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Sugli scaffali, appoggiati al pavimento, sospesi all’alto soffitto, incastrati tra un volto e un altro. Piccole sculture e installazioni di foggia moderna, ma con un richiamo evidente al passato. Un omaggio alla memoria e al ricordo. Oggetti che innescano un dialogo tra presente e passato e lasciano il gusto del futuro. Oggetti che, una volta trovati, fanno venire la voglia di toccarli, per vederli anche con le mani, come si fa coi giocattoli, con le bambole, con i colorati pupazzi di plastica di un’infanzia che fu. E Raimondo Castronuovo guarda con un sorriso a questa voglia di giocare con le sue opere e, anzi, invoglia il bambino che c’è in ognuno a venir fuori.

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Il ricordo non gli appartiene, come dice nel titolo dato alla mostra. È un ricordo che appartiene a tutti. È un ricordo che bisogna condividere. È un ricordo di cui faranno parte, da oggi, anche le sue creature, che apparterranno sempre un po’ al mondo delle meraviglie in cui avranno soggiornato per qualche tempo.

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info mostra

Ricordi che non mi appartengono
di Raimondo Castronuovo

Ospedale delle bambole
Via San Biagio dei librai, 81 Napoli

mostra in corso fino al 2 giugno

 

 

 

 

 

 

A proposito dell'autore

Collaboratore

Sin dalla tenera età avevo capito che quelle piccole parole nere sul foglio bianco erano la mia passione. Così mi iscrivo alla facoltà di Lettere, coronando il sogno del “sapere umanistico”. Intanto scopro che la mia voce piace a chi mi ascolta e la presto per piccoli spettacoli e reading letterari. Scrivo su numerose riviste online e blog e fondo un'associazione culturale (I luoghi dell'anima) per cui organizzo eventi . Mi appassiono sempre più ad un altro antico amore, la fotografia, che diventa parte importante del mio tempo. Poi l'incontro con Marchese Editore, ed è “amore culturale” a prima vista. Da lì, presentazioni, reading e collaborazione al blog about M.E. Infine, per il tempo che rimane, cerco di fare al meglio il ferroviere.