T di To be or not to be (Jan Saudek)

ABCDARIO è un viaggio attraverso la fotografia, italiana e non, contemporanea, nel senso stretto o meno del termine. Utilizzando lo schema, arbitrariamente rubato alla psicoanalisi, della libera associazione leghiamo a un’immagine una parola. Oppure facciamo il contrario. Il legame a volte scorre fluido, in altri casi meno, in altri ancora sembra forzato semplicemente perché lo è.

Poche chiacchiere: godetevi le splendide fotografie, tutte di grandissimi fotografi.

T- Jan Saudek

Jan Saudek: fotografo cecoslovacco, la sua vita e il suo lavoro sono stati e sono ancora segnati dalla tragica esperienza della deportazione, sua e della famiglia, di origini ebraiche, nel campo di concentramento Terezín, dove moriranno alcuni dei suoi fratelli. Le tematiche dei suoi lavori si ripetono ossessivamente nel tempo, nonostante l’evoluzione tecnica: la tragicità e la violenza insite nei rapporti interpersonali, la miseria della condizione umana, la visione sfacciata e grottesca della sessualità. La foto scelta si intitola The slavic girl with her father (1998).

biografia

Da Wikipedia

Figlio di un direttore di banca, di origine ebraica, Jan Saudek nasce a Praga, la sua famiglia viene deportata nel Campo di concentramento di Terezín, dove moriranno alcuni dei suoi fratelli. Dopo la guerra comincia a dipingere e disegnare. Nel 1958 sposa Marie, dalla quale avrà due figli: Samuel e David. Nel 1959 Marie gli regala la prima vera macchina fotografica, una Flexaret 6 x 6.

Nel 1963, ispirato dai lavori di Edward Steichen e dal catalogo della sua famosa esposizione a New York intitolata The Family of Man, decide di diventare un fotografo professionista. Nel 1969 si reca per la prima volta negli USA, dove il curatore Hugh Edwards lo incoraggia a continuare nella sua professione di fotografo e all’università di Bloomington nell’Indiana inaugura la sua prima mostra personale. Tornato a Praga, è costretto a lavorare in uno scantinato per evitare il controllo della polizia. Le sue prime fotografie erano stampate in bianco e nero o virate seppia. Verso la metà degli anni settanta, su pressione dei suoi clienti, prende la decisione di colorare ad acquerello le sue stampe in bianco e nero, dando vita ad uno stile particolare e riconoscibile.

I suoi temi principali sono l’erotismo e il corpo femminile, che Saudek carica di simboli religiosi e politici di corruzione e innocenza. Spesso raffigura scene oniriche, dipinte a mano, in cui figure nude o seminude vengono ritratte sullo sfondo di una parete dall’intonaco scrostato, che altro non è che la parete del suo scantinato. Altro tema ricorrente della fotografia di Saudek è l’evocazione dell’infanzia. Spesso Saudek ritrae lo stesso soggetto, nella stessa posa, a distanza di anni per descrivere il trascorrere del tempo.

Nel 1970 Saudek si separa dalla moglie Marie. La sua reputazione internazionale cresce sempre di più e molte sono le collaborazioni di prestigio e le esposizioni dei suoi lavori, ad Anversa, Bruxelles, Bonn, Losanna, Parigi, Chicago. Nel 1983 viene pubblicata la prima monografia su Saudek, “Il mondo di Jan Saudek”, in lingua inglese, tedesca e francese.

Nel 1984, dopo anni di lavoro in una fabbrica, il governo comunista gli concede un permesso così che, libero dal vincolo del salario settimanale, dedica tutte le sue capacità e il suo tempo alla fotografia artistica. Saudek vive e lavora tuttora a Praga. Suo fratello gemello Karel è un prestigioso fumettista e illustratore. Alcuni lavori di Saudek sono entrati nella cultura popolare occidentale, riprodotti su poster e copertine di dischi.

Sito dell’autore:

http://www.saudek.com/

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A proposito dell'autore

Project Manager

Alla formazione scientifica (studi in Medicina Veterinaria, prima in Inghilterra e poi in Italia) unisce l'insana passione per l'arte e la letteratura. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali. Nel 2013 fonda con alcuni collaboratori il blog "About M.E.", legato all'attività della casa editrice ma fin dall'inizio aperto a tutto ciò che è cultura, con particolare attenzione a ciò che succede sul territorio campano. Ama i cappelli, Dostoevskij, e il té delle cinque.