Esperienze Psicografiche: Giancarlo Napolitano ci presenta il lavoro fotografico di una promettente studentessa spagnola in Erasmus all’Accademia di Belle Arti di Napoli. L’opera di Mar Cuallado Quilis, oltre a mostrarci una sorprendente maturità delle intenzioni sottese al progetto, ci interroga sulle possibilità di rappresentazione non oleografica di una città troppo spesso lasciata a “bollire” nei suoi stessi luoghi comuni.

 

Napoli: una città dai mille contrasti, spesso odiata o amata, ma pur sempre rappresentata sotto varie forme da artisti e fotografi. Conosciuta come la città del mare e del sole, siamo spesso abituati ad ammirarla attraverso i quadri idillici del Vesuvio o del lungomare Caracciolo e restiamo sempre col fiato mozzato nell’osservare i meravigliosi scorci del parco archeologico della Gaiola, quasi come se fossimo catturati dalla sindrome di Stendhal. Ma cosa accade se l’incommensurabilità della sua bellezza esteriore si esaurisse e ci trovassimo costretti a definire nuovi approcci artistici per decantarne la bellezza e restituirla ai posteri sotto forme non convenzionali, magari raccontandola attraverso la semplice espressione di volti. Potremmo descriverne i segreti, fotografare i mille colori, assaporarne gli odori attraverso il volto dei suoi abitanti o di chi di passaggio per la città ne ha percepito, con le proprie esperienze sensoriali, le continue trasformazioni fino ad esserne modificato indelebilmente.

Lorenzo

Lorenzo

Il lavoro fotografico di Mar Cuallado Quillis, Napoli: sensazioni ed emozioni rappresenta un’ottima testimonianza di questo assunto e sicuramente un approccio originale dell’artista nell’interagire con il mondo circostante.
Ciò che mi affascina di questo progetto è la metodologia utilizzata. Mar, lascia i volti dei partecipanti parlare, li induce, alla maniera del metodo cinematografico di Stanislavskij, a esprimere le loro emozioni e li ritrae mentre dialogano con se stessi, nell’attimo in cui esternano i sentimenti, quelli di gioia e di rabbia, che si provano nel vivere la complessa quotidianità di Napoli, nell’incontro e nello scontro con i suoi colori, tra luci accecanti e le mille ombre soffuse delle sue geografie.
Essere innamorati di Napoli – come afferma una partecipante al progetto – è come innamorarsi di un tossicodipendente. Sai che alla fine ti farà del male. Pur tuttavia lo ami

Regina

Regina

Ho incontrato Mar sui canali di skype e durante le conversazioni ho assaporato il calore di quella esperienza di chi lascia a Napoli una parte di sé. La giovane studentessa Erasmus di design di Valencia mi spiega come è nata questa idea.

Giunta nella città partenopea ho applicato alla mia esperienza il concetto di deriva fisica di cui parla Guy Debord. Mi sono lasciata trasportare dal corpo, senza alcuna direzione, verso la conoscenza di un territorio per me sconosciuto. Era per me un vagabondare tra i vicoli di Napoli, entrare in contatto diretto con il luogo, prendendo appunti e scattando foto. Allo spostamento fisico si è aggiunto l’elemento emotivo, quello che io definisco deriva emotiva. Ho creato, alla maniera di Milgram, una mappa mentale, ridefinendo nella mia mente ciò che avevo passivamente osservato per strada.

È come se avessi moltiplicato i tuoi diversi punti di vista riaprendo più volte l’osservazione a diversi filtri emotivi.

In effetti. Con la deriva emotiva si corre il “rischio” di ritornare in luoghi che avevi già visto ma che assumono un diverso valore al punto da diventare irriconoscibili. Nel fare ciò è stato necessario che il mio corpo diventasse completamente un elemento percettivo, un contenitore di informazione che continua a rigenerarsi attraverso nuovi stimoli. Alle informazioni che avevo di Napoli si sono aggiunte le mie sensazioni ed emozioni provate, ascoltando anche l’opinione altrui, di locali e di turisti di passaggio.

Corrado

Corrado

È come se la nostra memoria fisica si arricchisse ulteriormente degli stimoli creati dai nuovi luoghi esplorati.

Esattamente.Mi sono accorta che in contesti non famigliari, quale è la permanenza in una città nuova, il nostro animo diventa più fragile e aperto al mondo.

In altre parole è come affermare – aggiungo – che il nostro spirito avventuriero acuisce i suoi sensi per necessità e le emozioni si moltiplicano, diventando più forti fino a lasciare nel nostro cuore delle tracce indelebili.

Anna

Anna

E dagli incontri e dagli scontri di queste derive fisiche che Mar entra in contatto con il flusso emotivo dei passanti, li interroga per raccogliere attraverso di essi una percezione globale della città, a volte anche assurda ai suoi occhi, venendo a conoscenza di una realtà che non si limita a quanto riferito dagli altri, ma che trova riscontro nella quotidianità del proprio vissuto fino ad amalgamare e a confondere la sua identità spagnola con quella partenopea.
Da questo percorso conoscitivo, nato un po’ a caso, un po’ per necessità nascono i suoi ritratti fotografici fortemente influenzati dalla scuola del tenebrismo spagnolo e dalla scuola valenciana di Francesco Ribalta. Ciò che mi colpisce di queste foto è l’estrema semplicità delle composizioni, concentrate sulle emozioni dei personaggi. Questi undici volti, non hanno bisogno di eccessive manipolazioni digitali. Riflettono i contrasti di luce e di ombra tanto cari alla scuola caravaggesca. Nell’eseguirli Mar utilizza, durante le sue interviste, una forte carica di luce abbagliante che acceca i personaggi mentre le parlano della città. Nella camera oscura, adibita a mo’ di confessionale, l’artista carpisce diverse espressioni facciali, stupore, gratitudine e odio, a volte anche di orrore, e restituisce questi momenti nei numerosi scatti impercettibili ai modelli ignari di quanto stia accadendo durante lo shooting.
E questi volti, forse, restituiranno ai posteri la stessa immagine di Napoli, colorata nelle sue molteplici “sfaccettature sensoriali”. Apprezzare una città in questo modo è forse un approccio insolito e Mar, nel suo soggiorno partenopeo, è riuscita a offrire spunti di riflessione su come la fotografia penetri la mente, riuscendo anche a trasmettere idealmente le emozioni e il cuore di una comunità.

 

bio dell’artista

Mar Cuallado Quilis, nasce a Valencia nel 1992 da una famiglia di giornalisti e designer. Nutrita dalla stessa passione dei suoi genitori, si iscrive alla facoltà di belle arti dell’università di Valencia. Nel suo ultimo anno di studi vince una borsa di studio e termina la sua formazione a Napoli. Nel processo di esplorazione della città instaura con essa una relazione di amore e odio e da questi sentimenti nasce questo progetto, presentato come un elaborato di tesi di laurea. L’interazione con gli spazi, le culture e le diversita” in generale e’  un aspetto presente in molti delle sue opere.L’esplorazione delle derive sia fisiche che emotive e’ la sua migliore forza creativa.

A proposito dell'autore

Giancarlo Napolitano si è laureato in lingue e letterature straniere presso la facoltà di lingue dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli, discutendo una tesi letteraria di natura sperimentale sugli spazi e i tempi nell'Assommoir di Emile Zola, rivisitando il romanzo in chiave psicanalitica. Ha sempre nutrito un vivo interesse per l'arte, in particolare per quella rinascimentale. Vive da anni a Londra e ha potuto coltivare questa passione con continue visite alla National gallery che ha sempre considerato come una sua seconda dimora. Di carettere inquisitivo si interroga sulle opere degli artisti, continuo assertore del progresso, vede in ogni opera contemporanea un ponte con il passato con il quale rapportare ogni sua esperienza quotidiana.

  • Pilar (Valencia)

    Estupendo trabajo!!!!

  • Rodrigo

    The picture of the mental state goes through the viewers when it is explored. Not just the look is kept in mind, it is the feeling and emotion which remains. How to discover the invisible essence captured by the eye, It doesn’t matter if is digital, analog or the organ of the vision, as a viewer you need to decode and feed your meaning with your own experience. Amazing like always Giancarlo.

  • pi

    Bello che qualcuno riprenda il vecchio concetto, a me molto caro, di deriva psichica. Peccato per le foto, francamente. Mi piacerebbe poter dire che l’associazione è un po’ forzata, ma la verità è che le foto con la deriva psichica non c’entrano proprio niente, neanche con la più grande fantasia…

  • racnamagazine

    In effetti la “deriva psichica” è stata solo parte del lavoro di Mar Cuallado Quilis, una parte propedeutica ma non direttamente connessa alla realizzazione delle foto che invece vogliono raccontare altro. Ci fa piacere mostrare il lavoro di giovani artisti che hanno il coraggio di mettersi in gioco accettando il confronto. Sarà poi il tempo a dirci se il percorso appena cominciato porterà a una maturità artistica e a esiti solidi.