Dopo l’articolo su Cyop&Kaf e i loro lavori disseminati nei Quartieri Spagnoli di Napoli, continua il viaggio di RACNA nella street art partenopea, con un autore d’eccezione tra i padri dell’arte di strada, almeno nell’ex capitale del Mezzogiorno.

Donna con lenzuolo

Donna con lenzuolo

Era il 1988 quando Ernest Pignon-Ernest arrivò a Napoli per le prima volta. Una città infernale, caotica, dove il contatto con la morte poteva finanche toccarsi. Il Cristo Velato del Sanmartino l’aveva affascinato e Caravaggio ancora di più. Così come le vie del centro storico, anguste, dannatamente buie, o gli echi di classici topoi infernali, come il Lago d’Averno, porta dell’oltretomba sin dall’antica Roma. Eppure a Napoli l’artista francese aveva conosciuto anche la vita, tra la gente ridente nelle giornate assolate, tra i riconoscimenti e la gentilezza di un popolo che iniziò ad amare ben presto i suoi lavori. Anche per questo Ernest Pignon-Ernest scelse di ritornare più volte nella città di Partenope, come fosse un cerimoniale, un rito irrinunciabile che generalmente avveniva nella settimana Santa, e che lo impegnò almeno fino al 1995.

Nato nel 1942 a Nizza, in Costa Azzurra, scelse di seguire sempre il suo spirito inquieto che lo condusse nelle strade di tutto il mondo, da quelle della sua città natale fino a Soweto, in Sudafrica. Ed è in questo lungo viaggio fatto di conoscenza e di studio dei luoghi, della storia e della tradizione che venne poi richiamato dalla città di Napoli. Galeotto fu Jean Digne, al tempo direttore dell’Istituto Grenoble, che ha ospitato l’artista durante i suoi soggiorni napoletani e che per primo ha carpito le potenzialità di Ernest, così come ha sostenuto e motivato tanti altri artisti francesi in Italia.

Morte della Vergine

Morte della Vergine

Ernest vagava tra i vicoli napoletani per incollare le proprie serigrafie sui muri dei palazzi antichi, pure su quelli dimenticati o sulle lisce superfici dei parapetti delle scalinate di una chiesa. Lo faceva di notte affinché di giorno il pubblico ne fosse sorpreso.

Nasceva da un varco del centro storico un corpo esanime e ossuto, ispirato a un quadro di Luca Giordano e battezzato Le Soupirail (1990). Un ingresso acheronteo si apriva come una porta nel Vico di S. Agostino alla Zecca, dove un uomo reggeva il peso del corpo del compagno morto a causa delle peste, molto probabilmente quella del 1656, e si incamminava verso l’oltretomba (Epidemie).

Epidemia

Epidemia

A San Biagio dei Librari, Ernest Pignon-Ernest aveva incollato una citazione del noto quadro di Caravaggio La morte della Vergine, affinché le donne di Spacca Napoli potessero vegliarla. E quando due anni dopo, in uno dei suoi viaggi di ritorno nella città, scoprì che una delle due signore, Antonietta, era morta, decise di ritrarla su un muro di San Biagio dei Librari per dedicarle perenne memoria come era avvenuto con la Vergine.

Da questa ricerca tra sacro e quotidiano nacque anche una versione tutta contemporanea di Davide con la testa di Golia, solo che questa volta le teste erano due, quelle di Caravaggio e Pasolini.

Oggi tutto quello che ci resta delle sue opere sono solo fotografie, molte delle quali realizzate da Alain Volut, noto per gli scatti della sua Napoli in bianco e nero. In bianco e nero proprio come era la scelta di Ernest Pignon-Ernest; le sue serigrafie, generalmente prive di colore, si amalgamavano così in modo del tutto spontaneo e naturale con il piperno, come fossero una seconda pelle dei muri.

Anime del Purgatorio

Anime del Purgatorio

A quel tempo non era possibile scattare fotografie da condividere subito tramite i social network e la street art non era di moda come ai nostri giorni, almeno non a Napoli. Ma se ancora oggi tra la popolazione del centro storico vi è memoria dei suoi lavori, allora vuol dire che Ernest Pignon-Ernest è riuscito davvero a toccarne le corde più profonde e giuste. Per questo lo scorso marzo, in occasione del venticinquesimo anniversario dal suo primo intervento, il Grenoble e l’ex Asilo Filangieri hanno organizzato un dibattito sul lavoro dell’artista e la proiezione di due film quali Naples revisitée par Ernest Pignon-Ernest (P. Chaput e L.Drummond, 1988) e La Pasqua secondo Ernest Pignon-Ernest.

La poesia di Ernest Pignon-Ernest è stata segnata dai segni irrimediabili del tempo, ma di certo non dall’incuria del popolo che ha sempre amato i personaggi dell’artista come parte di sé. Ma l’eredità dell’artista di Nizza è forte e rimbomba tutt’ora tra i vicoli del centro storico, lasciando spazio ad una poesia contemporanea che crea nuovi tessuti e legami con il territorio, soprattutto se si pensa a colui che più di tutti ha raccolto i semi del maestro, ovvero il francese Zilda, originario di Rennes…

Alain Volut.all rights reserved1995 - The Ernest Pignon-Ernest’s Interventions in Naples l-epreuve du temps

Frammento da “The Ernest Pignon-Ernest’s Interventions in Naples l-epreuve du temps” di Alain Volut. All rights reserved1995

 

credits

Per approfondire i lavori di Ernest Pignon-Ernest visita il sito dell’artista

http://www.pignon-ernest.com/p/naples.htm

Altre foto molto suggestive del fotografo Alain Volut sono visibili qui:

 http://www.alainvolut.com/l%27%E9preuve-du-temps/004.htm

 

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A proposito dell'autore

Specializzanda in storia dell'arte presso la Federico II di Napoli, lavora con INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana. Amante dell'arte contemporanea e delle molteplici espressioni dell'urban art

  • lois_design

    In quegli anni ero uno studente e ricordo lo stupore delle persone che ogni giorno si trovavano a condividere il vicolo con una nuova emozione. Ed il bello, come scrivi, è proprio che la memoria è rimasta in quei luoghi, diventandone parte intrisa. Si può dire che quell’intervento di “street art” (ma poi è giusto definirlo tale?) abbia amplificato l’anima del centro storico, marcando fortemente quella continuità col nostro passato “barocco”, elemento inequivocabilmente strutturato nelle nostre vite, come molto bene esposto nei film proiettati al Grenoble.

  • Ciao Lois. Il tuo commento è esattamente una prova palese di quanto Ernest Pignon-Ernest abbia lasciato alla città di Napoli, dunque non può che essere un piacere per me leggerlo, e di questo ti ringrazio. Di sicuro sì, è propriamente giusto definirla street art; credo sia giunta l’ora di portare ampia dignità a quest’arte che ha faticato, soprattutto in Italia, e fatica tutt’ora, ad essere considerata arte a 360°. Anche se è vero che ogni definizione è sempre riduttiva quando l’artista è in grado di trasmetterci grandi emozioni; ed è indubbiamente questo il caso di Ernest Pignon-Ernest, che resterà sempre un maestro per la nostra città e spero tanto possa ritornare a Napoli nuovamente per qualche incontro.

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