Bagheria non è il film di Tornatore e neanche l’incubo di cemento e traffico dell’iconografia postmoderna, ma è il ricordo di un passato feroce ed eroico, ricco e meraviglioso che non avremmo dovuto trascurare.
Troppe ville private, abbandonate, circondate dal nulla di una società indifferente alle proprie radici, sicuramente ancora è presente.
Diversi però i sorrisi orgogliosi, le parole accoglienti e l’affetto evidente di passanti e custodi, signore vigili e bigliettai, ragazzi di vita dello Zen o studentesse fuori sede, donne orgogliose e paesani che si contendono la trattoria o il monumento migliore.
Diversi perché ignorati dalla stampa e dai mass media, come le opere di Vincenzo Gennaro, professore universitario, artigiano emerito, restauratore storico, disegnatore libero ed originale scultore di grandi bronzi che uniscono i tratti espressionisti e cinematici alle leggende omeriche, che gli appartengono perché siculo.
Diverso anche il museo di Guttuso, esposizione d’arte moderna più originale e completa di quante mai viste, perfettamente distribuita nelle sale che si rincorrono con rimandi semplici ed evidenti, esaltando le opere, tutte di autori italiani, spesso appunto siculi.
Renato ama le donne e rispetta la figura del padre, studia a Bagheria sui disegni dei romans de gestes che ispiravano anche gli artigiani dei carrettini siculi, qui è circondato dalle sue passioni politiche e dal suo tratto energico ed espressionista.
Vincenzo invece è placido, si sottostima, vantandosi solo a parole coi pochi turisti che mai riempiono i resti di Villa Palagonia, dove espone anche piccole storie al femminile di orgogli e passioni greche, quindi sicule.
Siamo lontani dalle architetture cubiche arabe e normanne, eppure le bianche volte settecentesche, della villa Cattolica, sono un’eredità evidente e inoppugnabile di un  mondo che si è spezzato e divorato più volte, come dimostra l’ecomostro industriale, mai veramente attivato, che rovina la vista del mare dal piano alto della galleria fotografica altrettanto incredibile e completa, che meriterebbe folle maggiori di appassionati e studenti.
Il professore, che invece ancora non è diventato famoso, nonostante abbia già venduto quasi tutti i pezzi, è un uomo libero, come i pensatori e i politici saraceni e greci, citati nella saletta dove continua a disegnare secondo un metodo creativo a mano libera, mano comunque resa esperta dal lavoro di restauro, capace di ferire le sue creazioni, come farebbe il tempo o di accarezzarle, anche solo per fare ruotare le figure degli eroi intorno a un asse centrale in giochi di prospettive filtrati dalla luce di Bagheria.
Guttuso e Gennaro non sono gli unici capolavori presenti, ma il tempo che ho avuto per esplorare il borgo è stato davvero troppo poco: prendetevi almeno un giorno per scoprire la bellezza intorno a voi o qui a Ba’aria.

 

Copywrite RACNA Magazine

A proposito dell'autore

Collaboratore
Google+

Manlio Converti, psichiatra, blogger, magato dalla cultura e dall'arte come continua innovazione e sperimentazione, come è la vita, nato nel 69, completa i suoi studi professionali col massimo dei voti nel minimo tempo necessario, laureandosi a 23 anni in medicina. Lavora stabilmente presso la Asl Napoli 2 nord, ma soprattutto perora cause civili e sociali, ancorchè in Italia siano finora perse, come i diritti gay, per egoismo, quelli delle donne e dei migranti, per altruismo, quelli dei sofferenti psichici, per dovere professionale, quelli dell'ambiente, per dovere naturale, quelli degli artisti napoletani e della relativa città conurbata, per patriottismo europeo.