Intervista a Simona Gavioli e Alice Zannoni, ideatrici e promotrici di SetUp Contemporary Art Fair.

Dove nasce SetUp Contemporary Art Fair e quale obiettivo avevate prefissato?

Nasce da Bologna, dove vivevamo, e dalla frequentazione di “Arte fiera” e di altre fiere sparse per il mondo. Ma soprattutto dalla domanda sorta da queste esperienze: “perché non una collaterale a Bologna, quando i progetti funzionano anche con le collaterali?”
A partire da questa domanda abbiamo iniziato a studiare i format esistenti, individuando quello che non c’era e non era presente in Italia, ossia una fiera capace di dare ai giovani l’opportunità di avere delle opportunità. E il nome che le abbiamo dato significa proprio questo: “costruzione”, “orientamento per il cambiamento”, “costruzione di una base”. SetUp è l’origine, il principio.

Quindi stare in Italia o aprirsi al mondo?

A noi piacerebbe far parte, ovviamente, della ventitreesima collaterale di Miami (ridono, ndr). Scherzi a parte, è fondamentale prima di tutto stare con i piedi per terra, crescere e lavorare per far radicare il progetto. Ci vuole ancora qualche anno. In Europa e nel mondo l’Italia è indietro per quel che riguarda il collateral. Per noi è necessario mettere un punto fermo, puntare sul cavallo italiano che sta cominciando a farsi sentire, vedi italian style nell’ambiente dell’arte contemporanea. E poi, in futuro, “SetUp” all’estero ma anche estero al “SetUp”. Insomma, partire dall’hic et nunc per orientarsi verso qualcosa.

 

Il tema di quest’anno è Orientiamoci, c’è qualche legame con la contingenza storica che ci racconta, attraverso le immagini, di gente che migra forzatamente, che si imbarca senza avere dei riferimenti, che sa da dove scappa ma non verso dove? Una realtà che non ha orientamenti è stata un assist per la fiera?

Forse, ma “SetUp 2016” nasce prima, anzi molto prima: orientamento era il nostro tema già alla fine della scorsa edizione. Ovviamente il nostro ruolo sta nel riuscire a captare quello che capita e cercare di anticipare addirittura una riflessione sul mondo. Quello che vogliamo fare è diventare SetUp di domande perché l’arte ha una funzione sociale. Comunque il tema è a maglia larga, è un orientamento verso tutto. Per di più, ci sembrava interessante riuscire a intercettare attraverso i progetti espositivi quale potesse essere il centro dell’orientamento e abbiamo lanciato la domanda.

Un'immagine di SetUp Contemporary Art Fair 2015

Un’immagine di SetUp Contemporary Art Fair 2015

Perché l’autostazione?

L’autostazione è il luogo dello spostamento, del cambiamento, della intersezione; e di certo, funziona meglio oggi che negli scorsi anni.

Per chi è “SetUp”?

Tanti; il pubblico è ampio; l’arte non è per i soli addetti ai lavori, ma deve essere accessibile. Infatti, quest’anno proponiamo laboratori per bambini, per studenti universitari, cerchiamo la partecipazione dei critici. L’obiettivo è però sempre lo stesso: intercettare un pubblico numeroso. “SetUp” è strutturata a più livelli proprio per rispondere a varie esigenze.

Quindi “SetUp” è un evento per tutti. Ha bisogno dei media?

Siamo già noi un evento mediatico. Il ruolo dei mezzi d’informazione è di dire qualcosa su una realtà che esiste e che funziona; e non ti nascondiamo che è bello leggere che “SetUp” funziona.

SetUp Contemporary Art Fair

SetUp Contemporary Art Fair 2015

Quale atmosfera vivranno i visitatori della fiera?

La sinergia. Noi siamo abituate a lavorare in tandem e insieme con le gallerie, con i curatori, con i musei e le associazioni pubbliche culturali. Un buon lavoro comune produce buona cultura, che è un bene comune.

Chi sono gli espositori?

Quarantaquattro espositori e tre sezioni. Chiediamo un curatore under35 con un’artista under35. Il nostro riferimento sono i giovani e la nostra idea ispiratrice è fornire opportunità a chi da poco si è avvicinato all’arte; abbiamo artisti di 23 o 24 anni. Vogliamo dargli visibilità. Questo è il criterio di scelta, poi viene la qualità.

Le novità per questa edizione?

Tantissime, noi stesse siamo incredule per essere riuscite a delineare tante novità. La più grande riguarda il ritorno alla pittura, alla figura. È fondamentale abbandonare l’idea italiana che il disegno sia un surrogato; il disegno è il punto di partenza per sviluppare nuovi orientamenti artistici. Tutto inizia dal disegno. Quest’anno ci sono tante gallerie straniere che portano la loro cultura internazionale; internazionalità di cui Bologna ha bisogno dato il suo desiderio di apertura verso il mondo.

Per la città e nella città quindi.

Assolutamente sì. Per una città che, dopo qualche anno di buio, sta ritornando in auge.

 

Articolo di Antonio Nebbia.

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