Non inganni il cognome di una villa storica e di una nobile famiglia napoletana, non ingannino le statue romane fotografate e riciclate nelle sue opere: Luca Pignatelli è milanese e io ovviamente arrivo in ritardo alla sua presentazione rigorosamente puntuale.
Siamo nel caveau della reggia di Capodimonte, inatteso locale ipermoderno e cromofobico, appena arredato dalle vastissime tele contemporanee, che mi osservano e che mi giudicano.

Il cubo centrale – con teste di donne romane e crani – non lascia nessun dubbio alla citazione del nostro Mimmo Jodice, come le sue teste e maschere di Ercolano, che ci accompagnano da un decennio con il loro sguardo millenario sotto la galleria della metropolitano della stazione Museo.

Chiave d’interpretazione delle sue opere e della sua tecnica, un volo apparentemente sereno di un aereo della seconda guerra mondiale, tra le cime millenarie di ghiacciai eterni.
Al suo lato, l’ultimo capolavoro, citazione delle ”grottesche” di Pompei, come fossero state arse di nuovo, crollate sotto i colpi del tempo, dimenticate dopo una tempesta atomica, pallide e oscure ombre tridimensionali di un passato che non sappiamo trasformare in futuro.
Questa è la traccia principale dell’installazione, curata da Bonito Oliva: rendere contemporanee le lacerazioni del tempo e la memoria del nostro passato, attraversandole senza pregiudizi e senza rancore.

info mostra

La mostra di Luca Pignatelli, curata da Achille Bonito Oliva, sarà esposta al Museo di Capodimonte di Napoli fino al 15 luglio 2014

A proposito dell'autore

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Manlio Converti, psichiatra, blogger, magato dalla cultura e dall'arte come continua innovazione e sperimentazione, come è la vita, nato nel 69, completa i suoi studi professionali col massimo dei voti nel minimo tempo necessario, laureandosi a 23 anni in medicina. Lavora stabilmente presso la Asl Napoli 2 nord, ma soprattutto perora cause civili e sociali, ancorchè in Italia siano finora perse, come i diritti gay, per egoismo, quelli delle donne e dei migranti, per altruismo, quelli dei sofferenti psichici, per dovere professionale, quelli dell'ambiente, per dovere naturale, quelli degli artisti napoletani e della relativa città conurbata, per patriottismo europeo.