Inaugura venerdì 24 febbraio la mostra personale che il museo PAN dedica alla fotografia di Helmut Newton, oltre 200 scatti che resteranno negli spazi del Palazzo delle Arti di Napoli fino fino al 18 giugno 2017.

Bisogna aver visto un video di Lady Gaga per comprendere fino in fondo quanto Helmut Newton ci abbia visto lontano. Sì, perché non c’è rivista patinata, cartellone pubblicitario, profilo Instagram del più remoto social influencer che non abbia, consapevolmente o meno, attinto a piene mani da un panorama estetico di cui il fotografo è stato l’anticipatore. Come un rabdomante fiuta l’acqua, Helmut Newton in oltre quarant’anni di carriera ha fiutato la direzione verso cui andava la fotografia di moda, iniziando a proporre una modella che, da semplice stampella tridimensionale ricoperta da tre metri di shantung di seta, si spoglia (nell’accezione più letteraria del termine) per divenire il vero oggetto di desiderio e Status Symbol.

Helmut Newton – Green room murder

La riflessione verso cui ci spinge Helmut Newton sin dagli anni ’70 è più insidiosa di quanto sembri al primo sguardo. Nelle sue foto la sensualità è ovunque: celata dietro sorrisi ammiccanti e baci saffici (Two models at my apartment, 1975), più esplicita nei corpi scultorei inguainati in ardite guêpière multiaccessoriate (Tide-up, torso, 1980) smaccatamente perversa in scene di giochi di ruoli al limite dello snuff movie (Green room murder, in a hotel on the Promenade des Anglais, 1975). Il corpo femminile è il centro di tutto, diventa un mezzo attraverso cui veicolare il desiderio del consumatore.
Non mi stupirebbe notare più di un naso storto in base a una interpretazione superficiale che potrebbe vedere negli scatti di Newton l’ennesimo esempio di strumentalizzazione del corpo femminile assoggettato al piacere maschile: è invece il corpo femminile che prende coscienza di sé, che assoggetta invece di essere assoggettato, che plasma invece di essere plasmato.
La sensualità è un’arma potentissima e Helmut Newton ci aveva visto giusto. Oggi il desiderio sessuale, dai suoi accenni più timidi all’erotismo più spinto, è il centro di ogni cosa: fa cadere governi così come fa vendere pneumatici.

Fotogallery di Angelo Marra della presentazione alla stampa di Denis Curti, Alberto Rossetti, Nino Daniele e Matthias Harder


In una battaglia secolare per l’emancipazione femminile credo che Helmut Newton sia un grande femminista, in modo certamente dissacrante, beffardo e provocatorio. Lui fa con le sue fotografie un salto in un auspicabile futuro, in cui un corpo è libero di esprimere tutta la sua carica erotica senza dover dar conto a nessuno. A noi, figli della nostra epoca, non resta altro da fare che andare a vedere le sue fotografie e dopo divertirci a scovare le tracce che hanno lasciato nel mondo intorno a noi iniziando, ad esempio, dalla pubblicità dell’ultima collezione di Victoria’s Secret.

Helmut Newton – Tied up, torso

Info mostra

Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes
a cura di Matthias Harder e Denis Curti
PAN – Palazzo delle Arti di Napoli
Via dei Mille 60
Dal 25 febbraio al 18 giugno
Biglietto intero: 11 euro (gruppi: 10 euro, ridotto: 5 euro)
www.civita.it

A proposito dell'autore

Project Manager

Alla formazione scientifica (studi in Medicina Veterinaria, prima in Inghilterra e poi in Italia) unisce l'insana passione per l'arte e la letteratura. Dal 2012 collabora con la casa editrice Marchese editore, occupandosi di pubbliche relazioni, promozione e creazione di eventi culturali. Nel 2013 fonda con alcuni collaboratori il blog "About M.E.", legato all'attività della casa editrice ma fin dall'inizio aperto a tutto ciò che è cultura, con particolare attenzione a ciò che succede sul territorio campano. Ama i cappelli, Dostoevskij, e il té delle cinque.